domenica, aprile 09, 2017

Stammi vicino e tienimi la mano


Finora tu hai perso molte cose. Molte cose preziose. Il problema non è sapere di chi è la colpa. Il problema è che tu attaccavi sempre qualcosa di te a tutte le cose che perdevi. Non avresti dovuto. Avresti dovuto tenere da parte qualcosa per te, invece di lasciarla andare via con il resto. Così ti sei consumato a poco a poco.

Mi piace Murakami, ma questa frase, a ben vedere, è di un cinismo allucinante: quando davvero smetterò di attaccare qualcosa di me a ciò che considero prezioso, allora saprò per certo di essermi consumata. Nella vita di tutti i giorni mi accorgo che non c'è nessuno disposto a fare niente per niente, perfino i sorrisi hanno un prezzo e ciò che è peggio, è considerato normale. A volte ho una paura spaventosa di assimilarmi a questo meccanismo, se non altro per difesa, e ho paura di diventare una persona che non voglio essere, simile a coloro che incontro ogni singolo giorno, quelli che vogliono tutto ma non vogliono dare niente. C'è un'avidità in tutto questo, un'arsura, che mi dà  la vertigine. Sono loro a rubarmi i frammenti di anima e i momenti di gioia, solo mi chiedo, si può essere felici così? Si può essere "vampiri" del buono di un'altra persona e esserne contenti? Io non potrei, ma io sono solo una scribacchina solitaria, naif e sognante.

C'è un'altra frase che mi piace molto
Ciò che dai è tuo per sempre, ciò che tieni solo per te è perduto.
Forse davvero non mi sarà rimasto granché, però io ho dato. Non mi vergogno delle cose che ho fatto, o che ho detto. Non ho mentito, non ho ingannato, non ho consumato chi mi stava accanto. E nei rari momenti di lucidità mi rendo conto che la persona che voglio vicina deve essere così, qualcuno che non mi consuma perché mi dà almeno quanto si prende. So che è infantile sperare in questa cosa, e che sono grande per questo tipo di risentimento, ma sono così stufa di vedere gente che mente a se stessa e agli altri. Non posso credere di essere l'unica a pensarlo eppure mi ritrovo ad essere l'unica che lo dice. Gli altri mi dicono "vedrai, un giorno troverai quello che cerchi", e mi andrebbe anche bene, se non fosse che loro invece, si sono accontentati, e stanno giocando un gioco al massacro con chiunque abbiano "finalmente" trovato.
Credo di essere nata in un mondo parallelo e di essere giunta qui attraverso un buco nero.
Questo significa che l'uomo che cerco esiste ma non lo incontrerò mai. Ma in qualche modo mi conforta sapere che è là fuori e anche lui mi cerca e mi sogna. Cerca me. E sono l'unica cosa di cui ha bisogno.

martedì, novembre 01, 2016

Recensione - Swing Cats - scuola di ballo

Sì, avete capito bene.
Se per la prima volta nella vita scrivo una opinione su qualcosa che ho fatto, vuol dire che questa scuola di ballo mi ha profondamente delusa.
Questi di Swing Cats Roma mi hanno tirato un brutto scherzo. Legale a quanto pare, ma pur sempre una situazione che mi ha amareggiata e che non auguro ad altri di ripetere.
Il mese scorso mi sono iscritta a uno dei loro corsi. Le lezioni dovevano tenersi il lunedì alle 20 di sera, ma dopo 3 lunedì sono state spostate in un'altra palestra alle 21. A quel punto ho chiesto il rimborso dell'iscrizione e delle lezioni che non avevo potuto seguire in quanto non soddisfatta dal nuovo orario e convinta di ottenere quanto richiesto dal momento che le condizioni erano completamente cambiate rispetto al momento del mio acquisto.
Mi è stato risposto dall'avvocato del titolare della scuola che la mia richiesta non poteva essere accettata in quanto il regolamento da me sottoscritto recitava che Swing Cats, cito testualmente "ha la facoltà di sospendere o annullare i corsi nel momento in cui venissero a mancare i requisiti necessari a sostenerlo (ad esempio numero di allievi, la disponibilità di una struttura adeguata, eccetera); le lezioni saranno trasferite sulla più simile tipologia di abbonamento, considerato comunque valido entro la data di scadenza e valutando anche la collocazione del corso in altre sedi; il valore dell’abbonamento non sarà rimborsato.".
Tutto vero, anche se quando ho firmato, pur leggendo quel passo, non avevo capito che il trasferimento delle lezioni poteva intendere anche un cambio d'orario. Probabilmente non lo avevo capito perchè un altro passo del citato regolamento recitava invece che l'organizzazione dei corsi si impegnava a "fornire il servizio rispettando gli orari comunicati all'inizio dell'anno accademico".
La mia domanda è: la scuola può scegliere di rispettare solo la parte del regolamento che le fa comodo (abbonamento non rimborsabile) e disattendere il resto e quindi il punto in cui si impegnavano a non cambiare orario?
Non è una domanda retorica, se qualcuno degli internauti che capita qui ne capisse un po' di legge e volesse darmi un consiglio sarebbe ben accetto. Da parte mia ho scritto all'associazione dei consumatori, ma non so se mi aiuteranno trattandosi di una contesa da pochi euro.
Non sono però intenzionata a mollare. Ritengo di essere nel giusto e anche se potrei non rivedere mai i miei soldi ho voluto  condividere la mia esperienza con chi a Roma si affaccia allo swing in modo che prenda in considerazione molte cose prima di sottoscrivere un abbonamento.

venerdì, ottobre 23, 2015

Running over the same old ground. What have we found?



Se c'è una cosa che la televisione ha fatto, anche discretamente bene, è inculcarci tutta una serie di stereotipi e archetipi sentimental/melodrammatici. Quando guardiamo una commediola americana, sappiamo dal secondo fotogramma e mezzo qual è la morale spicciola a cui ci condurrà tutta la storia: il bene trionfa sul male, i genitori a volte sono un po' rompiballs ma ti vorranno sempre bene, chi fuma è malvagio e le cheerleader bionde non sono mai molto intelligenti... E poi c'è la mia preferita: capisci l'importanza di una persona solo dopo averla persa.
Parliamone.
Posso capire che tale epifania accadesse negli anni 80, quando le commedie per teens erano ancora agli albori, ma adesso? Siamo cresciuti bombardati da canzoni, cartoni animati, film, libri con vampiri scintillanti e talk show irritanti, tutto ciò per essere messi in guardia sul valore nascosto di chi ci sta vicino e c'è qualcuno che ancora non lo sa?? Viviamo sullo stesso pianeta? Qualcuno che abbia visto sex and the city è rimasto forse sorpreso che Mr Big sia andato a raccattarsi Carry a Parigi? No! Era ovvio che resosi conto della cavolata fatta sarebbe corso ai ripari! Lo sapevamo tutti.
Ma allora se da spettatori è palese perchè è così difficile da interiorizzare sul serio?Perché ci ostiniamo a commettere quegli errori che, fatti da un attore in televisione, ci portano a parlare con lo schermo e a farci esclamare "Ma sei idiota?".
La vita è imprevedibile. A volte ci sono seconde possibilità, altre volte no, non possiamo saperlo, ma quello che sappiamo per certo è che di vita ne abbiamo una sola, dobbiamo tenere vicino chi amiamo e fare le scelte che possono renderci felici. Vedere il lieto fine del film e fare ciò che è in nostro potere per realizzarlo. Non ci sono secondi ciak, non si riavvolge e si ricomincia. Si può imparare da quello che è stato e fare cose diverse.



Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco

mercoledì, ottobre 14, 2015

Io non tremo. E' solo un po' di me che se ne va.

Inizi ad ascoltare musica e tutto a un tratto ti senti un po' filosofa. L'ora è tarda e le canzoni sono di  un rock cupo, spaventato e fragile e finisce che ti senti cupa, spaventata e fragile anche tu ma, per qualche misterioso motivo, avverti una sorta di nobiltà e purezza in quelle sensazioni. Come se essere in grado provarle ti rendesse speciale, tu che speciale non ti eri mai sentita.

 Ai deliri notturni ci sono abituata ma questa strana consapevolezza è qualcosa di nuovo. Mi sento connessa con il mondo in modo insolito...vedo segni, coincidenze...non mi dicono che andrà tutto bene, no, questo no. Ma dicono che tutto, in qualche modo andrà avanti. Le situazioni si evolvono e se non mi freno, mi evolverò anche io.

e non è certo il tempo/ quello che ti invecchia e ti fa morire/ma tu rifiuti di ascoltare ogni segnale che ti può cambiare/perchè ti fa paura quello che succederà/se poi ti senti uguale

domenica, settembre 27, 2015

Appunti del guanciale

E' un antico romanzo giapponese il cui titolo originale è Makura no Soshi. L'autrice fra quelle pagine offre una panoramica del suo mondo compilando elenchi di ciò che le piace e ciò che non le piace suddividendo il tutto in insolite categorie: Particolari stupendi di notte, cose che procurano felicità, cose vicine che sembrano lontane, situazioni preoccupanti, cose rare...
Capite? Non ha tracciato una riga su un foglio e diviso il suo universo in cose belle e cose brutte ma ha trovato centinaia di sfumature della bellezza e le ha categorizzate, e anche quando la sua penna si soffermava su aspetti meno piacevoli della vita, pure riusciva a riconoscervi una malinconia e una sorta di spirito primitivo che le caratterizzava e si manifestava tanto nelle cose quanto nelle persone, rendendo il brutto un po' meno brutto e decisamente più affascinante. Non guardava, osservava, e di ciò che osservava coglieva ogni particolare, coglieva l'essenza. Quando leggo le pagine del suo diario, ho come l'impressione che in questo modo vivesse le sue giornate più intensamente, come se le esperienze quotidiane la arricchissero di più dei suoi contemporanei e ogni istante per lei venisse dilatato all'infinito...Grande Giove, leggere il suo diario è come sentire la sua voce che rimbomba attraverso il tempo e lo spazio. Realizzare che Sei Shonagon visse mille anni fa da' il capogiro.
Visse mille anni fa, ma parla di cose che capisco, gli inverni freddi, le estati senza uguali, donne con un bimbo sulla schiena, acqua limpida, e se non lo fa, se racconta di stoffe o di sutra o di sottovesti, dice l'unica cosa che non me li fa apparire estranei.
E' un racconto fuori dal tempo. Se non fosse che non è un racconto ed è tuttavia intimamente immerso nel suo tempo.


Niente, vorrei riuscire a guardare il mondo come faceva lei.

“Perché non parli? Di’ qualcosa, sei così triste!”.
“Sto solamente contemplando il cuore della luna autunnale”.
“E’ proprio la risposta che mi attendevo da te”.




giovedì, novembre 27, 2014

"Forgive me" is all that you can't say...

Lo so, lo so. Lo so. In certi contesti le parole non servono. Gli sguardi, bla bla bla bla, tutto vero, tutto giusto, ma chi legge questo blog dovrebbe ormai sapere che io sono per la comunicazione, meglio se diretta. C'è qualcuno là fuori, che mi deve delle scuse. Una vagonata di scuse. E il fatto che non sia qui a farmele mi crea un problema e mi indispone.
Sento già una vocina petulante che sussurra "Ma tanto con le scuse che ci fai? Risolvono forse qualcosa?!". Ebbene vocina petulante, sì! In tutta onestà, delle scuse, sentite, mi farebbero stare meglio. Negarmele è un ulteriore segno di bassezza e pochezza d'animo. Quando si agisce male, chiedere perdono è necessario, non serve solo a dare un briciolo di soddisfazione a chi ha subito il torto, ma a mio avviso è un'ammissione di colpa che stabilisce che un confine è stato violato e non doveva esserlo. Se non senti di dover chiedere scusa a qualcuno, non hai preso atto del fatto che gli hai fatto del male, che hai oltrepassato  un limite, oppure, il chè è peggio, lo sai e  non te ne frega niente.
Chiedere perdono, se sbagliamo, ci rende migliori. Oddio, non farà di noi dei premi Nobel, ma sicuramente ci rende migliori di chi non lo fa.
Ricordatevene la prossima volta che l'orgoglio, la presunzione o il menefreghismo vi suggerirà di stare in silenzio. Ricordatevene soprattutto se decidete di fare qualcosa a me! 

sabato, ottobre 18, 2014

Quando ti cerca è soltanto perché lei ti vuole ancora

Ho questo grande problema: non sempre capisco i sottintesi. A volte intuisco che in una certa frase c'è di più, o che mi si sta cercando di indorare la pillola con giri di parole ed eufemismi, ma il risultato è che poi sono tormentata dall'idea di non avere afferrato il messaggio al 100%.
Non è colpa mia: come sostengo da anni, la gente non parla chiaro. Nel mio piccolo invece sto provando ad essere diretta, sto davvero facendo uno sforzo in tal senso, è il motivo non è certo il far soffrire o imbarazzare gli altri ma esattamente il contrario. Il risultato è che da più fronti mi son sentita dire che sono poco sensibile e priva di tatto.
Non è vero! Cerco di estirpare i malintesi alla radice, evitando in primis gli errori di comunicazione.
E' facile vedere cosa fanno gli altri, il difficile è capire perché lo fanno. Un gesto può avere decine di motivazioni, alcune buone, altre no. Vi è mai capitato di ricevere una telefonata inaspettata da qualcuno che non sentivate da tempo? Di esserne felici ma poi, prima di riattaccare, chiedervi se davvero vi ha chiamati perché gli mancavate o se, sotto sotto, volesse qualcosa? A me capita. Lascia un retrogusto amaro anche ai momenti felici.
Alla fine, mi accorgo che quello che desidero è un mondo semplice, dove se chiedi  "Siamo a posto noi due?" e ti dicono di sì, nessuno ti porta rancore,  "Bel lavoro" vuol dire che lo hai fatto sul serio a regola d'arte e se qualcuno ti cerca non lo fa per noia o per solitudine...Ecco, vorrei un mondo dove non si finge e in cui non dovermi aspettare sempre il peggio.
Non un mondo così semplice, dopo tutto.

venerdì, luglio 25, 2014

I used to role the world...♪♪♫♪♫

Now the old king is dead
long live the king  ♪♫♬
Voi lo sapete,  non sono una grande fan della famiglia reale, di nessuna famiglia reale, ma in particolar modo di quella inglese. Ogni giorno la sua vanagloriosa presenza ci viene imposta dai media, come se  il colore del cappellino di Elisabetta fosse davvero una notizia, o se la dieta di Sarah Ferguson avesse qualche importanza per qualcuno diverso Sarah.
Possono farsi chiamare maestà, o vostra altezza e  raccontarsi quello che vogliono, ma secondo me è gente che per il solo fatto di esistere sputa in faccia a qualsiasi tipo di meritocrazia e  anche se giocano a fare gli ambasciatori di pace e i difensori del reame è chiaro che non hanno mai lavorato. Va da sé che nessuno di loro  può avere la mia stima. Alla fine chi sono costoro? Al di là del loro titolo non molto. Andando più nello specifico, prendiamo Kate. Kate ha dato al termine "arrivista" nuovi e più profondi significati e il mondo non la ringrazierà mai abbastanza per aver finalmente offerto all'umanità un metro di paragone con il quale d'ora in poi, inquadrare tutte le varie veline,  cacciatrici di fama, Wags e quant'altro. William poi, per me, è il principe senza personalità. Di Harry sappiamo che è ribelle, scapestrato, una testa calda...di William solo che è perfetto! Ma non è possibile che sia perfetto, il che equivale a dire che di lui non sappiamo niente o, più probabilmente, che non c'è niente da sapere a parte che è il più amato dalle casalinghe, ma anche quello non per merito suo ma perché è un principe e figlio di Lady D. Non vado avanti nella rassegna per non deprimermi e perché è tempo di arrivare al sodo.
Credetemi, a volte l'universo opera in modi imperscrutabili, perché dall'unione dei due soggetti sopra nominati è nato lui! George! Il Magnifico!
Ho recentemente scoperto tutto un filone di meme a lui dedicato che trovo adorabile e geniale. Quei meme sottolineano ironicamente ciò che penso della regalità: vetusta reliquia di un vecchio mondo, piena di sé stessa in modo quasi delirante. Se uno ci pensa effettivamente fa un po' ridere e fanno ridere le immagini del piccolo George sbuffante e circondato dal suo regno di fastidiosi contadinotti. E' solo un bambino, ma gli hanno detto che è un re. Che noia.

mercoledì, luglio 09, 2014

Pensaci un attimo, caspiterina! Se ti odia un motivo ci sarà!

"Io non mi curo di quello che pensa la gente!"
Ah, no? Be' se pensano che tu sia strafottente magari hanno ragione! 

Un conto è  avere una bassa opinione di qualcuno sulla base di informazioni sbagliate, un altro è se quell'opinione è giustificata. Mettiamo che un giorno Novella 2000 titoli "Escusivo! J. Lo fa rapire 101 cuccioli di Dalmata per farne una tutina maculata!". Tutti a dire buuu per J. Lo, J Lo boia...Senza curarsi della verità! J. Lo ama i cuccioli! La tutina al massimo se la farebbe di coccodrillo, mai di dalmata! Prendiamo invece una notizia di Chi: "Dudù guarda in cagnesco la povera Dudina, gli ha attaccato le pulci? " Beh, in questo caso le pulci Dudina gliele ha attaccate sul serio, per cui ben vengano le occhiatacce di Dudù e il biasimo della gente per la sua scarsa igiene personale. Quando si leggono delle notizie, bisogna avere senso critico e non fermarsi alla superficie. Ma tornando a noi,  beh, noi  non siamo gente famosa e paparazzabile, non ci attribuiscono flirt immaginari con intere squadre di calcio o vacanze di mesi in rihab.
In genere, se qualcuno sa una cosa di me, è perché l'ho fatta.
E tu, lettore, se qualcuno pensa che sei tirchio, probabilmente lo sei!
Se qualcuno ti crede promiscuo probabilmente lo sei!
E in questo non voglio dare un giudizio morale: puoi essere tirchio, perché la vita ti ha portato a essere parsimonioso o a risparmiare per qualcosa che ti sta davvero a cuore. Niente di male. Ma ciò non toglie che sarà difficile farti sganciare 10 centesimi per un porcellino di marzapane per quanto sia adorabile. E' un fatto.
Puoi essere promiscuo, ma i partner che puoi avere avuto in un anno o in una vita non fanno di te una cattiva persona. Come ti sei comportato nei loro confronti lo fa. Anche questo è un fatto.
Se guardi indietro, e pensi alla tua vita, quanto male hai fatto? Quanto bene?
Il mondo è un posto migliore grazie a te? In questo caso bravo! Se lo è allora davvero non devi curarti del giudizio altrui. E' tale e quale? Poco male, la verità è che in pochi riescono a  dare un'impronta positiva a quanto accade intorno a loro. Ancora una volta non hai nulla di  cui vergognarti. Ma se hai fatto del male, se hai ferito, imbrogliato, umiliato, se hai compiuto azioni che giustificano l'odio altrui, allora il giudizio degli altri ti dovrebbe importare, perché ti indicherebbe chiaramente cosa c'è in te da migliorare. Se non ti importa di migliorare, lasciati dire che sei senza speranza, ma tanto a questo punto, per te, sarà un giu
dizio senza importanza.

lunedì, giugno 30, 2014

Osa essere tenero!

Che ci posso fare? Questa pubblicità della Milka mi piace! A distanza di anni mi piace ancora! Mi piace l'espressione placida della mucca che invita alla tenerezza, il tono della voce narrante, e mi piace che sia stata scelta la parola  "osare"!
Esiste un folto stuolo di uomini e donne che di certo stenterà a comprendere l'utilizzo di questo termine in relazione alla tenerezza. Donne che riempiono diari e agende di cuoricini, che a S. Valentino passano ore ai fornelli per realizzare manicaretti più o meno riusciti, che non riescono a comporre una frase di senso compiuto che non faccia riferimento, seppur vago, alle loro storie e che anche se in presenza di altri esseri umani, non sono in grado di stare vicine al loro Ammore, senza abbracciarlo, imboccarlo, o comunque trovare il modo di imbarazzarlo. E poi ci sono uomini, un po' meno a dire il vero, che scrivono biglietti e poesie di dubbio gusto, regalano sempre e solo peluches, hanno un vocabolario composto dalle frasi che si trovano nei Baci Perugina e usano i muri per scrivere alla loro amata cose che il resto del mondo sarebbe felice di ignorare. Per queste persone essere teneri non è difficile: vivono n un mondo di panna e  zucchero filato, che si sgretola e si trasforma in tragedia a ogni litigio e rifiorisce ad ogni riappacificazione. Ma la mucca Milka non è stata chiamata in causa per loro! Nossignore! La dolce mucca è nata per tutti coloro che arrossiscono al solo al pensiero di avvicinarsi al fioraio, uomini e donne che si sono esibiti innumerevoli scene mute di fronte all'oggetto dei loro desideri, un esercito di cinici che però, in fondo, ci crede ancora. Ce ne vorrebbero di più di mucche viola pronte a dare la spinta quando serve. Perché davvero, ci sono momenti in cui la tenerezza servirebbe per un migliaio di buoni motivi ma tutto ciò che ci riesce è farfugliare un buongiorno e studiare il nodo dei lacci delle scarpe. Per questo la parola chiave è osare. Ricordatevi di osare, sempre! O forse lo fate già? :)

giovedì, giugno 26, 2014

A volte devi solo ballare con la musica che c'è

Sto ristrutturando casa. O meglio, ho finito di ristrutturare casa 6 mesi fa. Da allora però mi son guardata bene dall'inaugurarla perché non ho trovato  il mobile che dico io per il salotto né le tende della giusta sfumatura di verde. Sì, voglio le tende verdi.  Non ho nemmeno pianificato le vacanze: speravo nel miracolo, fosse mai che per una volta mi riuscisse di partire con qualcuno invece di dover investigare su quale delle mie amiche si fosse ritrovata single a ridosso dell'estate. Non sono ancora andata al mare, immaginando che due chiletti fosse ancora possibile perderli prima di doversi sottoporre alla prova costume. Non vado a correre, perché fa caldo,  non cerco un lavoro migliore perché tanto c'è la crisi e quindi non si trova niente e non scrivo sul blog da un anno perché non ho cose particolarmente interessanti da pubblicare. E' cambiato qualcosa? Naturalmente no, e dubito che le cose cambieranno. Voglio dire, anche aspettando, l'estate romana non diventerà più fresca, la mia casa non sarà più abitabile con una tenda in più o io più bella riducendo di un centimetro la circonferenza cosce. E come potrebbe la mia vita diventare interessante? Perdindirindina! Hanno inventato il dog surfing e il lancio del nano  eppure il mondo resta mediamente un posto monotono!
Quello che è cambiato è che mi sono stufata. Ho capito che non esistono i momenti giusti. Esistono solo i momenti. E non esiste la perfezione. Ci siamo solo noi e le nostre insicurezze, gli unici limiti sono quelli che noi stessi ci diamo.
E adesso, credo di dover organizzare un party. @_@

P.S. un baciotto a tutti quelli che passano ancora di qui :)


lunedì, dicembre 02, 2013

Music’s the reason why I know time still exists

Vorrei vivere guardando orizzonti.
Cavoli, se ci ho provato. Ho cercato ispirazione in obiettivi più grandi di me, ho guardato tutto in prospettiva, ho proiettato me stessa lontano nel tempo...Perchè, come tutti, mi piacerebbe avere una rassicurazione su quello che mi aspetta tra 5, 10, 50 anni. Ma indovinate un po'?
Non ne ho idea.
Non riesco neanche lontanamente a immaginarlo.
Non ho una vita facile da immaginare. Non ho intrapreso uno di quei percorsi di cui si prevede ogni curva e ogni possibile deviazione, e non lo dico con orgoglio, perché a volte sarebbe bello non avere tutti i dubbi e le incertezze che mi accompagnano ogni giorno.
Avere un porto sicuro. Una sfavillante carriera. Una persona su cui contare.
Non posso permettermi una felicità basata sulla progettualità, però io ho dei momenti.
Ho questi momenti che sono come l'esplosione di una supernova, che porta il giorno nel cielo già trapuntato di stelle. Non lo so se chi vive in una scia di sogni avverati ha comunque momenti come questi. Forse sì, ma sospetto che in qualche modo per me valgano di più.
Non so se fra una settimana, un mese o un anno questa gioia sarà rimpiazzata da rimpianto, rabbia o tristezza però avrò per sempre la consapevolezza di aver vissuto un attimo in cui il mio cuore ha danzato.

Ricorderò che era notte ed era autunno, ero sotto gli alberi in mezzo alla città. 
E c'era la musica.
C'erano i ballerini, e c'era la musica.
Life isn't about waiting for the storm to pass...It's about learning to dance in the rain.


martedì, maggio 14, 2013

The day the saucers came


E' il titolo di una  bellissima poesia di Gaiman, che potete leggere qui oppure, se vi accontentate di una traduzione approssimativa, qui. Il senso profondo che esprime è che spesso intorno a noi accadono  cose straordinarie, ma non ce ne accorgiamo perché siamo  intenti a logorarci sui nostri piccoli problemi, concentrati su un miope obiettivo, o fossilizzati ad aspettare un'unica cosa che ha il potere di tenerci  in stallo mentale, bloccati nell'illusoria convinzione che nel momento in cui si realizzerà , allora sì, tutto andrà bene, tutto sarà come deve essere, un nuovo inizio, la vera vita. Ma la vita è quella che ci passa accanto mentre aspettiamo, la vita accade ogni giorno,  con i suoi dischi volanti, le fate, i giganti, le macchine del tempo e le tempeste di vento. La vita non aspetta. Non restate soli a casa ad aspettare un lavoro, l'amore, il giorno perfetto, una chiamata, una cartolina: uscite, amate, scrivete, vivete, guardate il cielo e non lasciate che gli alieni arrivino senza che voi ne sappiate niente.
Io voglio fare così. E non aspetto nessuno.

lunedì, dicembre 03, 2012

Ballando al buio

Negli ultimi tempi mi rendo conto di essere diventata più cinica e sospettosa. Non è sempre stato così ma...imparo dai miei errori.
Penso ancora che le cose belle possano accadere solo però, non le do per scontate e non mi aspetto che tutte le storie abbiano un lieto fine. Ma queste cose, le cose belle, le storie felici,  io le apprezzo. Mi prende quasi il magone quando osservo persone che dovrebbero essere felici che si struggono per delle cazzate. Allestiscono tragedie. Volutamente cercano di attaccare ad altri il loro malcontento. Vogliono essere compatiti e sostenuti nelle loro mattane. Già lo so che a questo punto qualcuno mi dirà che parlo per invidia oppure che non posso giudicare i sentimenti e le insicurezze delle persone. Ma io lo faccio. Io giudico e come! Si può dire che ho aperto un blog apposta per farlo! E' vero che la ricetta della felicità non esiste, ma dovrebbe essere vietato per legge essere infelici per, e scusate se mi ripeto, cazzate. Se sei alta un metro e settanta e pesi 45 chili, non puoi lamentarti di essere ingrassata, specialmente se non è vero. Ma anche se lo fosse, e allora?Almeno tua madre non dovrà preoccuparsi di vederti morire di fame. E meno che mai puoi lamentarti di questa cosa davanti a una ragazza di un metro e 50 che di chili ne pesa 90,  e quando la stessa ti fa notare "Va be' su, non farne una tragedia, altrimenti io mi dovrei sparare", risponderle "No, però sai, tu sei così di costituzione, mentre io ho le ossa sottili"...
Non puoi stare a lamentarti con l'amica che è stata appena mollata dopo 5 anni di fidanzamento perché il tuo ragazzo invece di regalarti il solitario ti ha fatto un misero rubino "che nemmeno si intona con i tuoi occhi" e magari rimarcare dicendo "Almeno tu che sei single non hai di questi problemi..." . E sì, sono proprio problemi.

Oppure ti lamenti perché una persona, molto più qualificata e competente di te, ha avuto la promozione al posto tuo. O perché, per guadagnare di più, ti hanno chiesto di fare degli straordinari. O perché le due settimane per andare in Brasile, te le danno solo ad agosto, ma tu volevi andarci quando lì era estate. Sta a vedere che per farti contento invertiamo le stagioni!
Non commento proprio casi analoghi sulla salute delle persone (p.e. "tu almeno non hai problemi con il parcheggio"...Si commenta da sola).

A tutto questo io dico BASTA. Ma si ascoltano quando parlano? Non pretendo che abbiano sensibilità e  delicatezza per le persone che  stanno loro accanto, no, quello sarebbe già un livello superiore di maturità e consapevolezza. Chiedo solo che non si rendano ridicoli. Perché quando l'effetto comico passa negli altri lasciano solo una grande tristezza.
Siamo davvero un'umanità e una generazione incapace di essere felice?

Se è così abbiamo sbagliato qualcosa.

domenica, settembre 09, 2012

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto


La razza umana si avvia all'auto-distruzione. Posso affermarlo  con certezza perché ormai non ci accontentiamo delle difficoltà della vita reale, e no... ci siamo inventati il web! Un labirinto di specchi dove è facile perdersi e incontrarsi e dove, soprattutto, nascono gli  amori! Amori impossibili, amori incredibili, sbalorditivi. Amori, permettetemelo, spesso fasulli. Ammettiamolo. L'anonimato e il mistero della rete ha fatto sì che tutti ci sentissimo, almeno una volta, i Romeo e la Giulietta di turno.
Eppure  Romeo e Giulietta sono morti, mentre noi siamo ancora qui, a lamentarci o a innamorarci del prossimo che ci dedicherà un sonetto di Shakespeare. Ovviamente, del web, non posso dire solo peste e corna, dopotutto le persone che vi bazzicano sono le stesse che incrociano i nostri destini a lavoro, per strada, nel parco, alla posta... Ciò da cui diffido sono le relazioni che si sviluppano sul web e si protraggono - ma solo virtualmente - per anni, senza passare al piano reale e che sviluppano,  nel giro di una sera o poco più, un livello di confidenza e di (presunta) conoscenza che non attribuiremmo nemmeno al nostro migliore amico.
 "Mi sembra di conoscerti da una vita...Con te sento di poter parlare di qualsiasi cosa".
Ebbene, intanto ti sembra, ma mi conosci da poco più di un paio d'ore e...sì, mi stai raccontando qualsiasi cosa! Ma proprio tutto. Anche cose che dal vivo non mi diresti nemmeno da ubriaco! Il problema però è che, tecnicamente, in chat, non stiamo veramente parlando. Chattiamo.  E, credimi, sconosciuto chattatore del mistero: non è la stessa cosa. Chattare mi da il tempo di riflettere su frasi ad effetto e saggi consigli da rifilarti. Mi permette di googolare argomenti di cui non so un piffero e all'occorrenza di aprire un sondaggio sul mio blog per 
capire cosa vogliono dire gli acronimi di cui infarcisci la conversazione, tipo TADBMVDB.Per quanto ne puoi  sapere, mentre mi spiattelli i particolari del tuo tentato suicidio, i maltrattamenti subiti da bambino, la ragazza che ti ha lasciato per tuo padre e altre amenità di questo tipo, io ballo la polka nel salotto di casa mentre detto le risposte alla mia scimmietta domestica. Ma va bene, ammetto  che non necessariamente si deve incappare in uno psicopatico. Però il rischio c'è. Ed è alto. Perché dietro lo schermo del pc ci sentiamo al sicuro e di conseguenza abbassiamo le difese. E questo, più o meno, è ciò che penso dell'amore on line: in qualche modo e per alcuni, esiste, ma non è più facile da trovare che off line. Come potrebbe? Io che scrivo questo post sono la stessa persona che ogni mattina prende il caffè nel bar sotto l'ufficio. Ho avuto storie belle e brutte, brevi, intense e l'unica cosa che ho imparato è che per capire una persona devi guardarla in faccia e, spesso, non basta nemmeno quello. E poi, naturalmente, ci vuole fortuna. E ce ne vuole tanta.

lunedì, agosto 06, 2012

Niente di nuovo dalle stelle


Gli italiani sono tutti più bravi di Prandelli a fare la nazionale e di Pippo Baudo a mettere su San Remo, questo almeno a parole. E a parole sono tutti qualificati a dare consigli, specialmente se non richiesti. E così, oltre a pronostici di grandi sventure e delusioni nei quali incorrerò in un non ben identificato ma prossimo futuro credo di aver recepito anche un velato e divertito accenno alla mia ingenuità e alla mia attitudine naif di affrontare il mondo.
E in parte è vero che sono così, ma le mie azioni dei giorni precedenti erano state dettate da quella parte di me che non ha nulla a che vedere con i peluche e i gattini abbandonati, quella parte, per intenderci, che ama giocare a freccette con le foto di William e Kate e lo fa perchessì e basta, e anche se poi si ritrova con i buchini sulla parete.
Ed  è stato allora che mi è stato chiaro quanto parziale e distorta fosse l'immagine che avevo dato di me. Vengo vista come una persona che non si espone mai ma, ogni volta che faccio qualcosa di avventato, pericoloso, qualcosa che appunto mi  ESPONE, tutti sono portati a pensare che lo faccio perché non vedo il rischio e non ho pensato alle  conseguenze. Non è così. Sono consapevole. Sono un Kamikaze. E faccio quello che faccio perché mi va.
Il solito osservatore esterno si è convinto che credo nelle favole. La verità è che usa se stesso come metro di valutazione di tutto e giudica gli altri sulla base dei suoi schemi, delle sue abitudini e dei suoi comportamenti. Non riesce a capire, o a credere, che io possa agire per sentirmi appagata qui e adesso, senza troppo interesse per quanto avverrà tra una settimana.
C'è un filo di maschilismo nei suoi processi mentali. Sono certa che il mio stesso discorso, se fatto da un uomo, lo avrebbe accettato, dalle mie labbra gli risulta incomprensibile, se non addirittura falso.
Ma del maschilismo e del femminismo mi importa poco. Non posso vivere per uniformarmi a una categoria. Devo vivere per essere felice. Farmi male ogni tanto. E poi ricominciare.
 "Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza."


sabato, giugno 23, 2012

Non sono una signora

Non era certo la voce della mia coscienza, e non starò a spiegarvi chi fosse, ma qualcuno oggi con grande nonchalance mi ha detto che sono scapestrata, pigra, approssimativa e disordinata. Ha aggiunto che queste sono caratteristiche distintive degli uomini e che gli uomini cercano donne intelligenti, precise e ordinate proprio per salvarsi dal loro perenne stato di inadeguatezza. La logica conclusione di questi postulati è che non troverò mai un uomo. La cosa tremenda è che temo abbia ragione. Su tutto. L'aspetto più sconvolgente di questa conversazione/rivelazione è però un altro: il mio simpatico interlocutore ha gettato luce su quello che consideravo uno dei più grandi misteri dell'umanità vale a dire com'è possibile che ogni rompiballe di questa terra abbia al suo fianco un uomo che la sopporti a costo della sua integrità psichica.
Trattasi di uno di quei fenomeni conosciuti nel mondo animale come simbiosi,  per cui due esseri anche molto differenti tra loro - nel caso specifico un soggetto femmina, saccente e logorroico con una spiccata propensione al controllo e un soggetto maschio approssimativo e amante del calcio e del quieto vivere,  imparano a coesistere e a trarre beneficio dalla reciproca compagnia. Un po' come avviene tra  i gamberetti e le anemoni di mare. A dire il vero, lo avevo sempre un po' sospettato, ma non avrei mai detto che qualcuno me lo avrebbe confermato.
Potete anche non credermi, ma sono convinta che essere quel tipo di donna, non sia poi così difficile. Siete liberi di pensare che lo dica per autodifesa o per pura presunzione, ma mi basterebbe poco per diventare quella che sa sempre in che cassetto stanno i calzini,  dice la cosa giusta al momento giusto e  non dimentica mai i compleanni. E' questione di disciplina e educazione, di regole e di modelli. Io credo sia molto più difficile accettare la propria natura, specialmente se è naif e sognante. E' difficile perché devi venire a patti col pensiero che nuoterai per sempre sola in un mare sconfinato. E' un pensiero triste, che fa capire come mai siano in tanti a cercare accordi come quello di cui sopra. Io per il momento resisto. Forse un giorno incontrerò qualcuno che sorriderà della mia goffagine e non se ne curerà. O magari, chissà, capitolerò e imparerò ad attaccare i bottoni e archiviare le bollette. Al momento non accadde nulla di tutto ciò. Me ne sto qui, in questo oceano senza fine. E so solo che non sono un dannatissimo gamberetto.

sabato, giugno 09, 2012

La verità è che non gli piaci abbastanza

"Perché voi donne fate così? Perché vi fate tutte queste pippe mentali? Prendete ogni cosa che un uomo fa e la trasformate in un'altra cosa. Siete fuori!"
E' vero! Il film potrà piacere o non piacere, a seconda che si apprezzino o meno le commedie romantiche, e le più critiche di noi potranno storcere il naso al pensiero che il regista voglia far passare il concetto che una strafiga come la protagonista Gigi, passi la vita a incassare due di picche, ma io l'ho trovato più istruttivo di un'intera puntata di Quark! E Piero Angela non me ne voglia. E quanto questa visione mi abbia positivamente influenzata e interiormente arricchita me lo ha dimostrato una recente conversazione con un'amica. Mi ha racconto un episodio che coinvolgeva, ovviamente, un uomo e immediatamente me ne ha fornito la sua interpretazione. La mia reazione è stata:
"Sempronia, cara, no."
"Ma non pensi che si sia comportato in maniera strana? Cioè prima mi chiama, e poi conclude la telefonata in fretta e furia senza nemmeno chiedermi di uscire!"
"Tesoro, tu gli hai detto che  stavi al lavoro e non avevi tempo di parlare."
"Sì, ma non era vero, volevo vedere la sua reazione...Oh e se si fosse offeso...?"
"Sempry, gli uomini non si offendono. Gli hai detto che non potevi parlargli? Ha chiuso. Si è offeso? No, sapeva che ci tenevi a sentirlo quindi non ha motivo di pensare che hai inventato una balla."
"Ma lui..."
 "No."
 "Non credi che..."
 "No."
"Mi fa bene parlare con te. Dai un'interpretazione div
ersa dagli eventi."
Ovviamente l'evento era chiaro. L'unico aspetto non chiaro era: se Sempronia voleva parlare con Amilcare, perché gli ha detto che era occupata?
Non temete, è solo una domanda retorica, dubito che perfino una laurea in neuroscienze possa servire a trovare la risposta.
Qual è il senso di tutto ciò? Semplicemente che spesso le risposte ce le abbiamo davanti agli occhi, ma rifiutiamo di vederle. E che dobbiamo stare attenti a ciò che chiediamo, perchè, caspiterina, potremmo essere accontentati. E ancora, la soluzione più semplice, il più delle volte, è quella giusta.
E non dimentichiamoci che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere.
E io sto ancora delirando.
Un saggio una volta mi ha detto che se un uomo vuole stare con una donna farà in modo che succeda a qualunque costo. 


martedì, maggio 29, 2012

I still haven't found what I'm looking for

Due giorni fa una pankabestia mi ha salvato da una fine ignominosa, urlando come una pazza per farmi scansare dalla traiettoria di un autobus che altrimenti mi avrebbe investito come nella miglior tradizione di Final Destination.
Questo episodio mi ha fatto riflettere, non solo sul fatto che, passati i 30, non so ancora attraversare in sicurezza la strada ma soprattuto che 5 minuti prima, non avrei scommesso un eurocent sulla possibilità che quella ragazza con il cranio rasato per metà, avrebbe giocato un ruolo così importante nella mia giornata. Secondo il mio amico M. trattasi di incontro carmico e la ragazza avrebbe ricambiato un favore ricevuto in un'altra vita...Ma questa è un'altra storia. L'ovvia riflessione legata a questo episodo è che l'apparenza inganna, ma non è la sola: in un mondo in cui si trovano salvezza e risposte nei luoghi e con le persone più impensate, come capire dove cercare? 

In un mondo perfetto, per ottenere il lavoro dei propri sogni, basterebbe recarsi all'ufficio di collocamento. L'appuntamento al buio organizzato dagli amici basterebbe a incontrare l'uomo della vita (e secondo M. anche quello delle vite precedenti). In quello stesso mondo perfetto, a salvarmi  sarebbe stato Superman, che mi avrebbe depositato svolazzando sul tetto di un grattacielo, lasciandomi lì a domandarmi se avrei trovato un ascensore per scendere o se mi sarebbe toccato fare le scale.
Nella realtà la vita è la quintessenza del caos e raramente  le coppie di calzini si trovano ordinate nel cassetto della biancheria pulita! Uno forse sì, ma l'altro generalmente è in un luog
o molto più casuale, tipo il frigo.
E quindi? Bisogna smettere di c
ercare e aspettare che il caso ci condu
ca dove vuole, o è meglio continuare a comportarsi come se davvero sapessimo dove andare e come fare?
Mi rendo conto che è un pensiero anche più ingarbugliato del solito, ma mi piacerebbe che qualcuno lo afferrasse. Mi ha travolta come un'illuminazione.
O forse, è solo che sono fulminata...



Buonanotte ai sognatori.

lunedì, maggio 07, 2012

Somebody that I used to know

Un po' lo sapete, spreco molte delle mie energie nell'inutile tentativo di comprendere i meccanismi che muovono le persone e in parecchi miei attimi di contemplazione, le reazioni, i comportamenti e gli istinti dei miei simili mi sembrano pura follia! Queste constatazioni mi fanno sentire, in un certo senso, isolata, perché le mie reazioni sono diverse, i miei pensieri discordanti, la mia vita, in definitiva, sembra seguire regole a parte. Poi però ascolto una canzone, e mi accorgo che parla di me. Cioè, lo so che non parla di me, ma è una storia che ho vissuto anche io. Sono pensieri che potrei aver pensato io, idee che forse ho immagina, non troppo tempo fa, con gli stessi colori, parole che ho pronunciato con gli stessi toni. E allora la mia diversità dove è andata  a finire? Anche quella l'ho solo immaginata?
Ma questo non è l'unico interrogativo che l'ascolto di una famosa canzone pop scatena nella mia mente. Perché è così difficile mettersi nei panni degli altri? Anche quando si è condiviso tanto, anche quando si è stati così vicini...Le persone sono cattive o semplicemente pigre? Me lo chiedo perché a volte basterebbe davvero poco per evitare un dolore a un'altro
, ma quel poco non lo facciamo. E magari invece ci incateniamo su un'autostrada per salvare i cuccioli delle foche nane della Giamaica.
Il che però mi riporta al punto di partenza: io la gente, proprio non la capisco, e per questa mia incapacità di fondo, forse, farei meglio ad andare a salvare cuccioli di foca anche io, e smettere di pensare al resto.



E sì, ho interrotto due mesi di silenzio per scrivere 'sto post. Vedete che anche voi non capite me? :P


I don't even need your love, but you treat me like a stranger and that feels so rough.