lunedì, novembre 09, 2009

Potevi pensarci!

 Odio dover scrivere di questo ma al momento ritengo  sia doveroso farlo...Ecco, diciamo che è un servizio che rivolgo alla comunità per evitare che altri siano colpiti dalla calamità che si è abbattuta qui, sì, proprio qui, nel mio ufficio!
Allora ragazzi, ripetete tutti dopo di me: "Anche se mi fidanzo non smetterò di avere una vita sociale".
Insomma, ormai siamo adulti (o almeno parlo per me), qualcosa dalla vita dovremmo averla imparata. Io ho imparato che bisogna avere sempre un piano B. Aspetti una telefonata che non arriva? Chiama tu, e possilmente qualcunaltro. Lui ti dà buca a un appuntamento?  Invita un paio di amiche a cena. La persona con la quale avevi progettato il tuo futuro ti molla? Ebbene devi avere un futuro di riserva lì da quache parte sul quale metterti  a lavorare. Certo, prima puoi piangere, strapparti i capelli, disperarti, ma poi conviene rimboccarsi le maniche, perchè qualcuno può anche avere il potere di rovinarti la giornata, ma nessuno ha il diritto di rovinarti la vita. Chiaro no? Ma perchè il piano B sia attuabile in tempi non biblici la condizione necessaria è non aver mollato tutti gli amici durante i bei vecchi tempi in cui "Io e Te, Te e Io" sembrava essere l'unica realtà possibile. Certo, se si è fortunati qualcuno accanto rimane lo stesso, magari può accoglierti con uno scappellotto e dirti "Te l'avevo detto", ma personalmente, la mia dose di fortuna preferisco giocarmela nella buona salute e nel superenalotto, per cui, perfavore, una telefonata a Tizio e a Caio fatela ogni tanto. Qui in ufficio siamo inondati dalle lacrime e  dai pianti e il motivo è che, per la poveretta, la vita d'ora in poi si prospetta tutta in salita. Ma anche senza andare a immaginare tragici scenari che non auguro a nessuno, tenersi stretti gli amici non è mai una cattiva idea ;-)

lunedì, novembre 02, 2009

Bisogna saper perdere


Già da giuovinetta, quando a casa mia impazzavano i tornei di Risiko e nulla era in gioco a parte la dignità, avevo avuto sentore di che affaraccio brutto fosse la competizione. Ormai adulta non smetto di stupirmi osservando il modo in cui gli uomini, intesi come genere umano, senza distinzione di sesso, razza, ceto sociale e religione, impazziscono di fronte alla sconfitta. Ovviamente più alta è la posta più incontrollabili sono i concorrenti. Sto lavorando nel comitato organizzativo di un quiz a premi: 2000 iscritti, da regolamento passano il primo turno in 200. Ebbene 300 degli esclusi hanno scritto e/o fatto ricorso e/o telefonato non capacizzandosi di non essere passati. "Non è possibile che io non abbia vinto". Certo, ma la cosa più impossibile è che possano vincere tutti, e purtroppo il concetto non gli entra in capoccia. Alcuni insistono coprendosi di ridicolo "Ho dato tutte le risposte esatte! Controlli e confuti le mie risposte, se crede." Ok, ma devo davvero dimostrarti che LEOPARDI non ha vinto il nobel? Altri vedono ovunque il complotto. "Qui c'è qualcosa che mi puzza, io DEVO ESSERE tra i vincitori perchè ho dato tutte le risposte esatte!". Forse, ma sono stati in tantissimi a dare tutte le risposte, per cui vince chi le ha date in meno secondi, e quando gli dici che la persona che si è qualificata è stata più veloce la risposta è "Non è possibile!" Aridaje..Preferiscono tutti pensare al complotto, all'imbroglio, alla mistificazione piuttosto che ammettere che qualcuno possa essere stato più bravo di loro. Non vi sto a raccontare di quello che sosteneva di aver risposto a 3 domande in 1 secondo (E' il vostro cronometro che non funziona!"), o di quell'altro che ci ha intasato la posta di email perchè qualcuno prendesse in considerazione la sua tesi per cui una sciarpa, arrotolata intorno a un palo, possa a buon diritto essere considerata un turbante, ma vi assicuro che in questi giorni sono mio malgrado a contatto con persone che stanno raschiando il fondo del barile della loro dignità.
In conclusione: se non sapete
accettare la sconfitta, non partecipate!

domenica, ottobre 25, 2009

Perdutamente

Sono pronta per le mie impressioni di settembre.
Ma, direte voi, siamo in ottobre!

E' vero, però io ho i miei tempi per metabolizzare, e di questo ve ne sarete accorti ;)
Settembre è stato...bello, ma settembre è finito. A settembre c'era ancora aria d'estate, ora i colori dell'autunno rinfrescano le strade.
Per ogni ciclo che si chiude c'è un periodo di transizione in cui si ricerca un nuovo equilibrio. E' un periodo di divenire, di consapevole evoluzione, di scoperta, e io ho scoperto che mi faccio troppe paranoie...
Capirai, e ci voleva tanto per scoprirlo?
Evidentemente sì. E' una di quelle lezioni che va appresa per gradi. Ho vissuto la mia vita da formichina, e non mi ha sempre convinta. Ora, con l'inverno alle porte, inauguro la mia stagione da cicala. Rischioso? Forse. Ma non per chi ha intenzione di portarsi l'estate nel cuore.

mercoledì, gennaio 28, 2009

C'è un tempo perfetto per fare silenzio guardare il passaggio del sole d'estate e saper raccontare ai nostri bambini quando è l'ora muta delle fate

Dio, è proprio tanto che piove e da un anno non torno da mezz'ora sono qui arruffato dentro una sala d'aspetto di un tram che non viene.

Questo post sarà l'ultimo, o almeno lo sarà per il tempo che ci vorrà. E la causa è l'inquietudine che mi ha preso in questi ultimi mesi e che, adesso più che mai, mi impedisce di essere Lieve. Quando ho iniziato a scrivere in questo spazio, essere lieve mi ha molto aiutata, non sarò mai in grado di spiagarlo a chi non c' è passato, ma la leggerezza è stata una cura miracolosa per il peso che mi portavo nel cuore. Adesso però ci sono altre cose che devo affrontare e non riesco a essere autenticamente Lieve. Forse non è un buon motivo per smettere di scrivere, ma sicuramente è un buon motivo per smettere di scrivere qui, perchè queste pagine virtuali per me hanno un significato e mi sembrerebbe quasi di profanarlo continuando lo stesso. Esistono infiniti spazi e infiniti tempi. Al momento per me questo non è il tempo per scrivere qui. Grazie a tutti coloro che hanno letto i miei deliri, baciotti a tutti voi...ma non vi saluto perchè tanto, nei vostri blog, continuerò a girellare lo stesso :)

Dicono che c'è un tempo per seminare e uno più lungo per aspettare io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare.

sabato, gennaio 17, 2009

Una stanza tutta per sè.

A volte ho bisogno di confusione. E vivere con mio fratello e mia sorella, me ne assicura una buona dose. Non è soltanto per il disordine materiale che si accompagna alla convivenza, ma soprattutto per il fatto di non sapere chi troverai a casa, l'arrivo di ospiti (altrui) inattesi, il dover aggiungere un posto a tavola anche quando hai preparato soltanto un'insalata. Tutto ciò riempie vuoti di cui non si è neanche consapevoli, e che colpiscono, con la loro grandezza, soltanto nei casi in cui, magari per essere rimasto a casa una sera che tutti invece escono, ti ritrovi da sola. Ma esistono anche risvolti negativi, come l'esser beccata in pigiama nelle ore più impensabili del giorno, o con un asciugamano raccolto a turbante sui capelli bagnati, o il tuo divano preferito che diventa il letto dell'ospite di turno. Non fraintendete, perchè in genere queste cose non sono un problema... purchè non mi capitino tutte insieme!!!
Dopo la stanza singola, il mio nuovo sogno è un monolocale o_0

domenica, gennaio 04, 2009

The butterfly effect

Una farfalla sbatte le ali in Europa e un tornado si scatena ai tropici. Imprevedibile effetto valanga. E le nostre decisioni, la nostra indifferenza, le nostre parole in che modo influenzano il mondo?
E lasciando da parte il macrocosmo, che dire del modo in cui influenzano la vita di altri come noi? C'è chi cambia vita in maniera radicale: entrando nella Legione Straniera, prendendo i voti, cambiando sesso... Ma come si giunge a queste determinazioni e, caso per caso, è possibile risalire alla "farfalla" che con il suo impercettibile battito d'ali ha determinato la scelta?
Ho recentemente scoperto che un mio vecchio compagno di classe delle elementari ha compiuto una delle sopracitate eclatanti scelte di vita - scelta che comporta una buona dose di rinunce e sacrifici perquanto nel farla si ritenga senza dubbio di trarne benefici maggiori.
La mia mente è tornata indietro nel tempo, agli antichi banchi di scuola. Sono stata un po' crudele con quel compagno di classe. In tanti piccoli modi ho compiuto tante piccole crudeltà vagamente inconsapevoli come solo le crudeltà dei bambini possono essere.
E ora non ho motivo di ritenere che lui non sia felice pensando a chi diventerà e, anzi, tutto lascerebbe pensare che abbia trovato la sua strada per la felicità. Eppure non riesco a fare a meno di pensare che in piccolissima parte sono stata io a spingerlo a compiere quel passo, io e le piccole crudeltà di chissà quante altre persone.
E mi chiedo se non potevano esserci altre strade per lui. Me lo chiedo e mi sento un po' in colpa...

martedì, dicembre 16, 2008

Ti regalerò una rosa, una rosa rossa per dipingere ogni cosa...

Questo è tempo di regali. Ce lo dicono le vetrine dei negozi, ce lo ricorda la radio, lo suggeriscono le pubblicità e i frettolosi appunti sulle agende nelle quali riportiamo qualche idea. Fare regali può essere un'attività stressante , riceverli un po' meno, anche se può mettere in imbarazzo. E' difficile fare un regalo azzeccato, è difficile ricevere un regalo utile o desiderato, riflettendoci, in una società come la nostra in cui in pochi devono fare a meno del superfluo, è quasi impossibile ricevere qualcosa di veramente indispensabile. Non sono avversa al consumismo: di sicuro preferisco vivere in quest'epoca di sprechi che in una in cui non c'era spazio per l'abbondanza, ma sono piuttosto critica nei confronti di alcune scene che si sono poste alla mia attenzione. Bambini con il broncio dopo aver scartato un pacco, ragazze deluse dal colore di una borsetta, litigi a proposito del "ecco , vedi, tu non mi conosci come dovresti"... Sono del parere che un regalo dovrebbe essere sempre fonte di gioia, non per il suo aspetto materiale, ma per il pensiero che c'è dietro di esso. Questo è anche il motivo per cui detesto fare regali "perchè devo" ma mi appassiona l'idea di andare alla ricerca anche del pensierino da un euro per una persona di cui invece mi importa. Mi sembrano concetti così lampanti che davvero non capisco come si possa fare una tragedia perchè qualcuno ha sbagliato forma, dimensione, stile o colore: nei casi più eclatanti lo si può sempre cambiare (e non credo sia una mancanza di educazione) , in quelli meno "gravi" non vedo perchè non passarci sopra fermo restando che se il dono è da parte di qualcuno che ha davvero pensato un po' a noi prima dell'acquisto, non credo che possa essere così sbagliato ;)

lunedì, dicembre 08, 2008

In viaggio nel tempo

Viaggiare, qualora non lo si faccia solo con la fantasia, ha come risultato ultimo quello di coprire distanze; distanze fisiche, che ci permettono di misurare gli spostamenti in termini di chilometri. Ma capita che varcare alcuni confini permetta di compiere un salto che è anche temporale. Non mi sto lanciando in teorie fantascientifiche su buchi neri e universi neonati, ciò cui accenno è verificabile. Alcuni paesi, alcune città inequivocabilmente di questo mondo, si sono fermate in momenti diversi del tempo e tutto, o quasi, dall' architettura, agli stili di vita, alle mode, in esse appare come una vecchia fotografia in bianco e nero. Non ho esperienza di tutti i luoghi del mondo, ma un viaggetto recente mi ha fatto posare lo sguardo su un piccolo angolo di est dove i grigi palazzi a schiera, decadenti se non in rovina, sono gli stessi di 40 anni fa e dove le donne si acconciano ancora i capelli con pettinature voluminose e eccentriche ciocche frisè. Dove i negozi, seminterrati, si affacciano con finestrelle rasoterra lungo la strada, e si è costretti a chinarsi per comparare qualcosa, e la musica che passa più spesso alla radio è quella che noi ascoltavamo 20 anni fa, e anche le auto per strada sono di quegli anni lì. E così ho realizzato che mentre alcune città sono proiettate nel futuro e visitandole quel futuro lo si può toccare con mano, in altre il tempo si è quantomeno rallentato. E chissà se, avendo la possibilità di viaggiare e vedere di più, mi sarebbe permesso di vedere altre bolle nel tempo, ancora più remote, ancora più singolari. E chissà perchè in tutto questo non posso fare a meno di provare una profonda malinconia.

mercoledì, novembre 26, 2008

Se un giorno io non fossi più io - divagazioni su cose più grandi di me. Molto più grandi.

La storia del Karma e della rincarnazione l'ho sempre trovata molto complicata. Cioè, il concetto di fondo è semplice: muori e la tua anima si incarna in un nuovo essere vivente.
Se nella tua vita passata sei stato cattivello, rinasci animale. Uno scarafaggio, in altre parole, è qualcuno che le ha combinate grosse quando andava su due zampe.
Se sei stato buono rinasci uomo e fonti ben informate sostengono che se non sei stato COSI' buono, può toccarti di rinascere donna.
Può anche darsi che tu ti sia comportato nella maniera più ZEN possibile, così che, al momento della morte, abbandoni per sempre questa valle di lacrime, ti sganci dalla ruota della morte e della rinascita ed entri nel Nirvana, che non è il paradiso, ma qualcosa di diverso, ammesso che qualcuno sappia esattamente cosa sia il paradiso. Il nirvana comunque, per citare parole non mie è "il grande vuoto e la sua assenza di santità", una definizione che, attaccata come sono alla "pienezza" terrena, mi spaventa un po', motivo per cui nessuno è mai riuscito a convincermi della desiderabilità di questo vuoto... ma sto divagando. Ho riassunto teorie che richiederebbero tomi interi di spiegazioni in due righe, quindi prendete le mie parole per quello che sono: becere approssimazioni. Dove sta la complicatezza cui accennavo? Be', ecco, la faccenda complicata è che il buddhismo (perchè di buddhismo si sta parlando) non crede nell'esistenza di un'anima individuale, quindi chi o cosa si rincarna? Qui le spiegazioni si sprecano, ma il concetto è che a rincarnarsi siano varie parti di te, non necessariamente tutte, parti che in qualche modo ti rappresentano ma non ti rappresentano in toto, così che l'essenza che si viene a creare nel nuovo individuo sei tu, e allo stesso tempo non lo sei. Concetto senza dubbio non del tutto privo di fascino ma per quel che mi riguarda non auspicabile come quello di un'anima immortale in cui io sono io e basta. Detto questo, la mia mente semplice si è chiesta chi o cosa sarei stata in passato se tutto questo fosse vero, e ho pensato a un essere che mi somigliasse almeno in parte, e l'unico che mi è venuto in mente è il gatto. Nessuna Cleopatra, nessuna Zarina Russa. Un gatto. Non so quale sia il peccato per una vita felina, certo è che un'esistenza da edonista non è la peggiore delle condanne :P E' solo un gioco ma se non fosse la vostra prima volta su questo mondo, chi credete che sareste stati?

venerdì, novembre 07, 2008

Chi ha paura del lupo cattivo?

Una assistente di volo ha comunicato che la colazione non sarebbe stata servita per via di alcune turbolenze. Pochi istanti dopo l'aereo sul quale viaggiavo ha cominciato a trasformarsi in una sorta di shaker per passeggeri. Io pur ancorata alla mia poltrona con le unghie, ho mantenuto una mia dignità, il mio vicino di volo, palesemente sull'orlo di una crisi di nervi, ha cominciato a dare segni di cedimento, con risate isteriche, gridolini e un fiume di parole il cui senso era "Mi sono appena sposato, ho tutta una vita davanti, sono troppo giovane per morire". Dubito che le cose che mi ha raccontato me le avrebbe dette se non avesse pensato sul serio di poter morire entro pochi istanti. Dubito che mi avrebbe addirittura rivolto la parola se l'aereo non avesse iniziato a ballare. E' curioso cosa siamo in grado di fare e di dire quando ci sentiamo in pericolo ed è curioso che siano situazioni diverse a scatenare in noi il panico. Io, ad esempio, dò il peggio di me in presenza di vermi e insetti, in particolar modo posso diventare isterica alla vista di uno scarafaggio, ma conosco uomini che tremano di fronte ai ragni, ai topi, e gente adulta che non prende sonno senza una lieve luce nella stanza... Quasi sempre le paure che ci paralizzano sono inconsistenti e irrazionali. Chissà cos'è che ci incatena davvero al di là della mera immagine di ciò che vediamo.