lunedì, ottobre 15, 2007

Se cerchi l'anima in una corda di chitarra

Tempo fa la musica si è rotta dentro di me, e ha fatto così male che ho pensato che proprio di musica fosse fatta la mia anima.
Non mi dava più conforto, non mi dava più niente.
Ora non tocco più i tasti del pianoforte e la chitarra prende polvere in un angolo della stanza, eppure potrei giurare che a volte la musica vibra appena sotto la custodia...
Ho diviso le ultime ore della sera con un'improbabile compagnia di segretarie tristi, personal trainer, musicisti e chef. Abbiamo condiviso note di bossanova suonate da uno strumento vecchio e amato. E per me è stato come se finalmente la musica vivesse ancora. Era lontana dal darmi il conforto, ma quantomeno mi ha dato misura di tante cose, e dell'amore.
L'eco di ciò che hai provato nella tua vita resta per sempre dentro di te, come ogni nota che hai ascoltato. E se ci fai attenzione puoi anche scoprire che quell'amore e quelle melodie non sono poi così diverse.

8 commenti:

Mushin ha detto...

La cosa divertente è che a volte l'eco di una melodia passate dentro incontra l'eco di un altra e insieme fanno una nuova melodia che si mescola a quella che suoni sul momento. Insomma, un bel casino. Ma che vale la pena di vivere comunque. Almeno secondo la mia piccolissima opinione.

Lieve ha detto...

Sì...è anche la mia opinione.
Possono nascerne strane cose, quando si scontrano echi diversi: musiche incomprensibili, buffe, sornione e bislacche. Ma bisogna sperare che non si incontrino due echi tristi.
Anche se poi, alla fine passa tutto, e passa anche quello, e non ricorderai più la tristezza ma soltanto quanto era bella quella musica...

John "Kay" Tigana ha detto...

In fondo è sempre e solo una questione di ritmo, che ci introduce alla necessità dell'armonia, configurazione di equilibrio ottimale (questo si yin-yang). Quindi, la cosa bella è che non esistono cose brutte/buone in sé, né tristi/allegre. Dipende da come vengono bilanciate dalle altre parti che incontrano. Insomma, posso sentire Einaudi che suona Le Onde e trovarle tristi, malinconiche, dolci, anche gioiose. Dipende da come si trova lo stato di tutto il resto di me.
Secondo me è utile avere dentro le cose più disparate, possono comunque tornare utili.
Un po' come quello che Gibran ha scritto sul Dolore, o che Tagore ha raffigurato in una delle sue Poesie di Speranza e di Sfida.

Lieve ha detto...

Ok...non è stato difficile beccarmi su anobii ma non ci credo che Gavriel Kay lo conoscevi già! O sì?
Diceva Gibran "La vostra gioia è il vostro dolore senza maschera" lui sì che aveva capito che la vita è un gigantesco polpettone, non molto poetica come metafora, ma serve a capire che tutto è connesso. E lo è. Oh, se lo è...

Mushin ha detto...

No, non lo conoscevo. Ma se conoscessi tutto, che cosa ci starei a fare qui (su questo pianeta?). ;)
Da leggere quanto prima, la storia sembra interessante...

Lieve ha detto...

E' incantevole... ;)

Rob ha detto...

Suonare musica non è come ascoltarla. Le vibrazioni che ti provoca lo strumento sono indefinibili, irripetibili ed insostituibili.
Ho sempre suonato in gruppo (d'altronde la batteria non ha molta melodia suonata da sola...). La complicità che si crea coi compagni suonatori è qualcosa di oltre.

La musica non ti può tradire.
Se la suoni, non smettere di farlo.
Mai.

(credo si dicesse qualcosa del genere anche nel film Radiofreccia)

Lieve ha detto...

Non sono una gran musicista, e di sicuro i miei strimpellamenti non mancano a nessuno, se non a me...è per questo che credo sia solo una pausa e presto o tardi tornerò ad infastidire i vicini :)